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Ripropongo qui una delle innumerevoli sequenze esilaranti del film dei fratelli Coen, il Grande Lebowski(The big Lebowsky). E’ la seguenza della consegna dei soldi ai cattivi della situazione da parte di “Drugo” Lebowski (Jeff Bridges) e il suo amico Walter (John Goodman).

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Per diversi motivi, non ultima la necessità di importare un video in formato flv all’interno di un software di montaggio come Adobe Premiere, o Finalcut, che non supportano questo tipo di video, può tornare utile Pazera: un programma che permette di convertire Flv in Avi oppure in MPG…

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Fonte | DanieleRollo.com

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Interviste ai principali protagonisti del nuovo film dedicato al supereroe verde. In lingua inglese.

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Trailer a confronto: il trailer del Batman di Tim Burton (1989) a confronto con The Dark Knight (2008) l’ultima trasposizione cinematografica dell’eroe di Gotham City. Due trailer identici.

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Piccolo scherzo video della domenica mattina. Vota anche tu Eddypedro!!!

(via kromeboy.tumblr)

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Inca Kola è la bibita nazionale del Perù, attualmente è la bibita gassata più venduta del paese prima anche di Coca Cola.
Non ho mai saputo le sue origini fino a quando non ho incontrato il suo racconto dettagliato e appassionante su Wikipedia che qui sotto ripropongo.

Storia

Nel 1910, presso Rimac, uno dei più vecchi e più tradizionali quartieri di Lima, una famiglia immigrata dall’Inghilterra creò una piccola impresa d’imbottigliamento con il nome di famiglia: Lindley. Poco a poco, l’impresa ebbe molto successo e nel 1928 José R. Lindley ne divenne il primo Direttore Generale.

Grazie alle sue relazioni amichevoli con un fabbricante locale di bibite, Lindley imparò la ricetta di un’ancestrale bevanda a base di citronella (Aloysia triphylla), “Hierba Luisa” in spagnolo. Ne apprezzò il sapore e preparò delle nuove varianti, con nuovi ingredienti e nuovi livelli di gassificazione finché, nel 1935 venne lanciata sul mercato “Inca Kola” accompagnata dallo slogan: “C’è solo una Inca Cola e non assomiglia a nessun’altra” (Inca Kola sólo hay una y no se parece a ninguna), un profumo unico, una bevanda gassata al punto giusto.

Alla metà degli anni quaranta, Inca Kola era già leader del mercato locale della capitale peruviana e, grazie ad alcune innovazioni introdotte nel 1945, la capacità d’imbottigliamento crebbe fortemente e regolarmente e la fece diventare una bibita tradizionale (grazie anche all’utilizzo di simboli iconografici nazionali e dei popoli indigeni d’America.

Alla fine degli anni cinquanta, Inca Kola beneficiò di un enorme aumento dei consumi mondiali, tanto che riuscì ad attestarsi al 38% del mercato peruviano nel 1970, eclissando tutte le altre bevande e facendola diventare “bevanda del Perù” (La Bebida del Perú).

Evoluzione

Pepsi e Coca-Cola

Dalle sue origini, Inca Kola erose quella parte di mercato, prima detenuta da Pepsi e Coca-Cola grazie ad una strategia basata su un marketing aggressivo e prezzi bassi. Inoltre, la rivendicazione quale unica bevanda nazionale l’aiutò enormemente a conquistare nuovi clienti nazionalisti.

Coca-Cola e Pepsi condussero allora una strategia congiunta di marketing ossessivo al fine di scalzare Inca Kola dal suo trono di bevanda preferita dai peruviani. Inca Kola rispose con un’altrettanta campagna pubblicitaria la quale offriva del denaro e spazi pubblicitari ai piccoli ristoranti. In più, il marchio improntò gli spot sul fatto che Inca Kola era il giusto surrogato delle due rivali americane.

La caduta di Pepsi

Negli anni ottanta, l’infame “Pepsi Challenge” (El Reto Pepsi) campagna della Pepsi l’aiutò a distruggere letteralmente il marchio Pepsi nell’intero paese. La campagna fu molto semplice: dei centri di degustazione furono creati a Lima e nei dintorni dove la gente poteva partecipare ad un test di confronto fra Pepsi e Coca-Cola. Venivano presentate ai partecipanti due bottiglie senza etichetta e due bicchieri, ogni bottiglia era sigillata e veniva aperta e versata nel rispettivo bicchiere. Il candidato doveva assaggiare le due bevande e scegliere quella preferita, ma senza chiedergli preventivamente quale fosse la sua preferita e quella che beveva abitualmente.

La campagna fu un disastro, a causa di tre conseguenze, tutte a sfavore di Pepsi:

  1. I candidati vennero accusati ingiustamente di preferire sia la Coca-Cola che la Inca Kola al posto di Pepsi
  2. Coloro che proferirono Coca-Cola alla Pepsi non cambiarono idea
  3. Coloro che non provarono il test, scelsero per principio Inca Kola.

Circa l’80% degli intervistati comunque scelse la Coca-Cola nei test complessivi effettuati. Inoltre Coca-Cola decise in quel periodo, di concedere un privilegio ai peruviani: modificare la propria ricetta secondo i gusti delle popolazioni locali aggiungendo zucchero alla miscela originaria. Dopo questa campagna, la quota di mercato detenuta da Pepsi crollò al 3%, e restò così bassa finché Pizza Hut, Kentucky Fried Chicken e altre filiali della Pepsi non aprirono punti vendita in Perù, vendendo unicamente come Cola della Pepsi nei loro ristoranti. C’è da dire che molti peruviani non vanno nei punti vendita di queste catene a causa di questo “incidente” di percorso e perché bevono esclusivamente Inca Kola.

Coca-Cola: rivalità e distensione

Conseguentemente alla debacle della Pepsi, le due rivali si ritrovarono sole e divise nella battaglia delle bibite analcoliche nel paese andino, Coca-Cola, col 21% del mercato, e Inca Kola attorno al 35%. Coca-Cola promosse aggressivamente le sue bevande in tutte le maniere, sponsorizzando qualsiasi cosa fino alle maggiori competizioni sportive che si svolgevano in Perù. Provò a imporsi quale bevanda adatta per accompagnare i pasti legando la bevanda a qualsiasi menù nei ristoranti, piazzando addirittura delle “Coca-Cola Girls” a tutti gli angoli di Lima.

Grazie alla sua strafottenza, nel 1995, Coca-Cola riuscì a raggiungere Inca Kola con un testa a testa rispettivamente 32% e 32,9% di quota di mercato.

Inizialmente, Bembos, una catena nazionale di fast food che sorpassò McDonald’s e che praticamente espulse Burger King dal Perù, decise ovviamente di servire Inca Kola al posto della Coca-Cola, dopo aver cercato di trovare un accordo con la compagnia americana. I ristoranti trovarono facilmente clientela servendo la bevanda nazionale. In seguito, quando le due compagnie si unirono, Bembos cominciò a venderle entrambi.

Poi, conseguentemente al successo di Bembos e a dei nuovi studi di mercato, McDonald’s obbligò Coca-Cola ad accettare la vendita di Inca Kola nei suoi ristoranti (in questo periodo, questo fu l’unico luogo ove Coca-Cola accettò un tale compromesso). Questa fu l’ultima volta che Inca Kola s’inserì nell’eterna unione fraterna tra McDonald’s e Coca-Cola.

Nel 1997, la famiglia Lindley cominciò a cercare un nuovo partner. Coca-Cola cominciò allora a negoziare con la compagnia peruviana, in vista di un possibile acquisto. L’accordo venne stabilito nel 1999, Coca-Cola acquisto il 50% di Inca Kola e il 30% della società Jose R. Lindley per 300 milioni di dollari, cedendo però tutti i centri d’imbottigliamento presenti in Perù alla Lindley; un accordo di joint-venture venne firmato per tutti i mercati stranieri, ove Coca-Cola doveva utilizzare il suo potere pubblicitario per lanciare Inca Kola. Attualmente, l’Ecuador e gli Stati Uniti (New York) sono due dei paesi ove Inca Kola è imbottigliata dalla Coca-Cola.

Mercato secondario

Durante i negoziati, numerose e piccole imprese emersero in Perù, vendendo bevande che facevano concorrenza alla Coca-Cola (Peru Cola, Cola Nacional, Inti Cola, Kola Real, etc.) e a Inca Kola (Don Isaac Kola, Triple Kola, Concordia, etc.). Questa rivalità si basava soprattutto sui prezzi, più che a nuove ricette, cercando di fare pressione sulle famiglie con i salari più bassi, al fine di acquistare i loro prodotti.

L’attacco delle campagne effettuate si basava sul fatto che Inca Kola non era più un’impresa peruviana, essendo stata venduta ad un’impresa straniera e che quindi non meritava più i loro soldi. Ma il marchio Inca Kola è talmente forte e radicato nella cultura peruviana, che nessuna campagna potrà mai scalfire la sua leadership.

Situazione attuale

  • Inca Kola : 31%
  • Coca-Cola : 26%
  • Kola Real : 17%
  • Pepsi : 8%
  • Sprite : 4%
  • Altre bevande : 14%

Attualmente, Inca Kola è il leader del mercato, Coca-Cola è al secondo posto, e la Kola Real è alla tredicesima posizione.

Qui di seguito uno degli ultimi spot televisivi dedicati a Inca Kola

Fonte | Wikipedia

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Dal 19 al 24 novembre, 2007, Siena ospiterà la undicesima edizione del Festival Internazionale del Cortometraggio. Un’altra edizione ricca di eventi e novità; nelle due competizioni tradizionali, verrà proposto il meglio della produzione cinematografica breve nazionale e internazionale, sia in pellicola che in digitale…

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Fonte | Filmitalia.org

Sito web ufficiale | CortoItaliaCinema

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Divertente cortometraggio partecipante all’ultima edizione del 48 Hour Film Project Roma. Il cast è cosi composto:

REGIA: Davide Di Nardo,
SOGGETTO: Armando Tacconelli;
SCENEGGIATURA: Maria Stella Di Nardo, Armando Tacconelli;
DIRETTORI FOTOGRAFIA e OPERATORI: Andrea Lo Coco, Nicola Visotto;
MONTAGGIO: Enrico Maria D’Andrea;
MUSICHE: Gianni Tacconelli;
FONICO ed ELETTRICISTA: Luca Bernabei;
ATTORI: Marco Sabatino, Giulia Di Nicola, Erika Russo e con Luca Bernabei, Maria Stella Di Nardo, Armando Tacconelli.

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Virale. Questa parola che in ambito sanitario sarebbe temibile viene spesso citata in ambito marketing come qualcosa di auspicabile, il santo graal del marketing digitale.

Cha sia virale dunque. Ma che vuol dire virale? Quale è il ragionamento alla base dal marketing virale?…

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Fonte | TheMarketer

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L’autore brasiliano Paulo Coelho ha stipulato un accordo con il sito sociale MySpace per la realizzazione del suo primo feature film che sarà tratto dal suo ultimo libro “The witch of Portobello”. La pellicola “The experimental witch” sfrutterà l’applicazione ibrida del ‘mash up’, unendo contenuti video e musicali prodotti dai membri della community di MySpace…

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Fonte | QuoMedia

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